La recente indagine statunitense sul bombardamento di una scuola elementare a Minab, in Iran, conferma ciò che era già evidente: un missile americano Tomahawk ha distrutto l’edificio, uccidendo circa 175 persone, la maggior parte delle quali erano bambini. Il New York Times ha pubblicato filmati verificati che mostrano le conseguenze, incluso un murale di un bambino con una farfalla in mezzo alle macerie e i suoni strazianti dei genitori in lutto. Eppure, la Casa Bianca ha risposto non con rimorso ma con un video che descrive la guerra in Iran come un gioco Nintendo, banalizzando la morte e la distruzione per l’impegno online.
Questo non è un incidente isolato. L’amministrazione Trump ha costantemente presentato la guerra come intrattenimento, pubblicando video di propaganda che alternavano bombardamenti reali con spezzoni di videogiochi violenti, film di guerra e discorsi accompagnati da musica pomposa. Per questa Casa Bianca, la guerra non è un inferno; è divertente. Questo approccio non è casuale: riflette un cambiamento più profondo nel modo in cui il governo vede e comunica i conflitti.
L’erosione della gravità morale
L’ossessione dell’amministrazione per la convalida online ha creato un circolo vizioso in cui le decisioni politiche sono guidate dall’ottica dei social media piuttosto che da considerazioni strategiche o etiche. Trattano la guerra non come una questione di vita o di morte ma come un contenuto da consumare e condividere. La distruzione dell’USAID lo scorso anno, che potrebbe aver portato a circa 800.000 morti prevenibili, ne è un esempio: la decisione si è basata sulla presa in giro dei “rifiuti virali” piuttosto che su una valutazione politica.
Elon Musk, la cui influenza sull’amministrazione è innegabile, ha scherzato sulla distruzione dell’agenzia, dando priorità ai riconoscimenti online rispetto alle vite umane. Questa mentalità si estende alle operazioni militari, come evidenziato dal licenziamento da parte del Segretario alla Difesa Pete Hegseth degli avvocati militari interessati alle vittime civili, definendoli “jagoff” che ostacolano la “letalità”.
La strategia di comunicazione dell’amministrazione non è basata sulla persuasione; si tratta di rafforzare le convinzioni esistenti all’interno della sua base. I filmati sfrigolanti del tempo di guerra non mirano a convincere gli scettici; esistono per intrattenere e convalidare coloro che sono già a bordo, sostituendo la riflessione morale con baldoria collettiva in immagini violente.
La realtà baudrillardiana della guerra moderna
Questo approccio non è nuovo, ma la sua intensità non ha precedenti. Come osserva lo studioso Nick Cull, le amministrazioni precedenti almeno fingevano di pentirsi delle azioni militari. Ora, il governo degli Stati Uniti tratta apertamente il conflitto come una squadra di tifosi di football di una scuola superiore. Ciò rispecchia la critica del 1991 di Jean Baudrillard alla Guerra del Golfo, dove lo spettacolo della guerra televisiva metteva in ombra le conseguenze nel mondo reale.
Baudrillard sosteneva che la guerra fosse una finzione mediatica, una narrazione curata che aveva poca somiglianza con la realtà. Oggi, con i social media incontrollati e un’incessante ricerca di coinvolgimento, quella finzione è diventata dominante. Il confine tra verità e performance è labile, con i politici più preoccupati di come appaiono le cose online che dei risultati effettivi.
Uccidere senza pensiero
Il bombardamento della scuola di Minab è stato probabilmente un incidente mirato a causa di informazioni di intelligence obsolete, esacerbate dallo smantellamento degli uffici di valutazione delle vittime civili da parte dell’amministrazione. Ciò illustra le conseguenze nel mondo reale del dare priorità allo spettacolo rispetto alla sostanza. Tuttavia, l’amministrazione continua a promuovere la sua narrativa senza autoriflessione, come dimostrato dalla liquidazione dell’incidente da parte del presidente e dalla sua indifferenza verso il costo umano.
I film sfrigolanti del tempo di guerra non servono come propaganda ma come una forma di discolpa collettiva. I crimini a Minab e altrove sono oscurati dal brivido degli “uccisioni malate”, riducendo la sofferenza umana a uno spettacolo degno di nota. L’amministrazione ed i suoi sostenitori non si limitano ad ingannare se stessi; cercano attivamente di soffocare ogni seria considerazione delle conseguenze.
In questo ambiente, l’atrocità diventa un ripensamento, uccidendo non con la coscienza pulita ma senza alcuna consapevolezza. La ricerca della convalida online ha contagiato la Casa Bianca a tutti i livelli, trasformando la politica in performance e riducendo la posta in gioco nel mondo reale alla ricerca di “mi piace”.
Questo è un nuovo tipo di guerra: intrapresa non per un guadagno strategico ma per la scarica di dopamina derivante dall’impegno sui social media. Le conseguenze sono mortali, ma in un mondo in cui l’attenzione è moneta corrente, le vite umane contano meno dei momenti virali.
