Un nuovo strumento di intelligenza artificiale, soprannominato “Einstein” dai suoi creatori presso Companion, sta ampliando i confini dell’intelligenza artificiale nell’istruzione non solo assistendo gli studenti, ma anche sostituendoli. Non si tratta di generare risposte; si tratta di automatizzare completamente i corsi.
Come funziona: Einstein opera tramite un computer virtuale, accedendo a sistemi di gestione dell’apprendimento come Canvas, guardando lezioni, leggendo compiti, scrivendo articoli, rispondendo a quiz e persino partecipando a forum di discussione. Una volta configurato, funziona in modo autonomo, monitorando le scadenze e inviando il lavoro senza l’input continuo dell’utente. Come afferma il CEO di Companion, Advait Paliwal, “Gli studenti stanno già utilizzando l’intelligenza artificiale. Stiamo solo dando loro una versione migliore”.
Questo strumento sfrutta i progressi nell’intelligenza artificiale generativa, nell’automazione del browser e negli agenti autonomi per funzionare come un sostituto digitale completo per uno studente. A differenza dei chatbot che rispondono su richiesta, Einstein completa in modo proattivo le attività, producendo saggi originali con citazioni e post di discussione sensibili al contesto. Il sistema può anche tenere traccia degli annunci e delle scadenze imminenti, il che significa che uno studente potrebbe iscriversi a un corso online e lasciare che l’intelligenza artificiale gestisca quasi tutto il lavoro.
Una sfida all’integrità accademica: L’emergere di Einstein complica il dibattito sull’intelligenza artificiale nell’istruzione. Le politiche attuali si concentrano sulla questione se l’intelligenza artificiale aiuta gli studenti a imbrogliare, ma Einstein supera il limite: è l’imbroglio. Se un’intelligenza artificiale accede e completa i compiti in modo autonomo, la questione si sposta dall’assistenza alla sostituzione. Lo strumento prende interamente il posto dello studente?
Non tutti sono allarmati. Alcuni sostengono che l’attuale sistema educativo è già pieno di imbrogli e che l’intelligenza artificiale potrebbe costringere le istituzioni a riprogettare le lezioni in base al lavoro di persona, agli esami orali o all’apprendimento basato su progetti. Nicholas DiMaggio, dottorando presso la Booth School of Business dell’Università di Chicago, ritiene che questo cambiamento potrebbe essere vantaggioso: “Alla fine sarà positivo perché costringerà gli insegnanti a riprogettare le lezioni per non fare affidamento su compiti virtuali”.
La provocazione come strategia: Companion ha intenzionalmente lanciato Einstein come “strumento di imbroglio” per suscitare polemiche e forzare una conversazione più ampia sul futuro dell’istruzione. Paliwal, un ingegnere di 22 anni, vede lo strumento come un catalizzatore del cambiamento. L’obiettivo non era semplicemente quello di creare un’intelligenza artificiale in grado di svolgere compiti scolastici, ma di provocare una risposta che costringesse le istituzioni a confrontarsi con le implicazioni dell’apprendimento completamente automatizzato.
“Il mondo deve prendere la questione sul serio. Il mondo deve mettere in discussione i sistemi.” – Advait Paliwal, CEO di Companion
In definitiva, le scuole dovranno decidere se vietare tali strumenti, integrarli secondo linee guida rigorose o ripensare radicalmente il modo in cui viene misurato l’apprendimento nell’era dell’intelligenza artificiale. L’aumento degli studenti autonomi non è una minaccia lontana: sta accadendo ora e il sistema educativo deve adattarsi.





























