AI, diritto d’autore e futuro del lavoro creativo

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L’ascesa dell’intelligenza artificiale sta costringendo a fare i conti con la legge sul copyright, con un impatto su chiunque crei o consumi contenuti digitali. Dalle fotografie ai post di blog, dalla musica al codice, la maggior parte delle persone sono titolari di copyright, che se ne rendano conto o meno. Gli strumenti di intelligenza artificiale generativa – chatbot, generatori di immagini e altro – stanno sovvertendo le norme consolidate, innescando battaglie legali e costringendo i creatori a confrontarsi con una nuova realtà in cui il loro lavoro può essere replicato, remixato e potenzialmente sfruttato senza permesso.

Il nocciolo della questione è semplice: i modelli di intelligenza artificiale richiedono grandi quantità di dati per essere appresi. Le aziende tecnologiche stanno sfruttando in modo aggressivo Internet per contenuti di alta qualità, spesso senza chiari accordi di licenza o attribuzione, per migliorare le prestazioni della loro intelligenza artificiale. Ciò ha portato a un’ondata di cause legali, inclusi casi di alto profilo come The New York Times v. OpenAI, in cui gli editori sostengono l’uso non autorizzato dei loro resoconti nella formazione sull’intelligenza artificiale. Anche Ziff Davis, la società madre di CNET, si è unita alla mischia legale, sostenendo la violazione del copyright da parte di OpenAI.

Il panorama giuridico è oscuro. Sebbene la legge sul copyright protegga tradizionalmente le opere originali, la questione se il contenuto generato dall’intelligenza artificiale sia di per sé soggetto a copyright rimane irrisolta. Il Copyright Office degli Stati Uniti ha stabilito che il materiale generato esclusivamente dall’intelligenza artificiale non è idoneo alla protezione, ma i contenuti modificati o manipolati utilizzando strumenti di intelligenza artificiale possono essere idonei, a condizione che l’utente riveli il proprio utilizzo della tecnologia.

Il conflitto più grande riguarda la possibilità che le aziende di intelligenza artificiale possano utilizzare legalmente materiale protetto da copyright per addestrare i propri modelli. Alcune aziende sostengono che ciò rientri nel “fair use”, una dottrina legale che consente un uso limitato di materiale protetto da copyright per scopi trasformativi. Google e OpenAI hanno esercitato pressioni a favore di questa eccezione, sostenendo che è essenziale per l’innovazione continua e persino una questione di sicurezza nazionale. Tuttavia, i creatori temono che ciò garantirebbe effettivamente ai giganti della tecnologia un pass gratuito per sfruttare il loro lavoro, minando le basi economiche delle industrie creative.

Diversi recenti casi giudiziari stanno mettendo alla prova questi limiti. Anthropic e Meta si sono entrambe assicurate sentenze a loro favore, sostenendo che il loro uso di libri protetti da copyright era sufficientemente “trasformativo” da qualificarsi come fair use. Tuttavia, questo risultato non è universalmente accettato, con oltre 400 scrittori, attori e registi che hanno recentemente esortato i politici a respingere un’esenzione generale per l’uso corretto dell’intelligenza artificiale. Il dibattito non riguarda solo gli aspetti tecnici legali; riguarda il valore fondamentale del lavoro creativo.

In definitiva, il futuro del diritto d’autore nell’era dell’intelligenza artificiale dipenderà da come riusciremo a bilanciare l’innovazione con i diritti dei creatori. Il sistema attuale è messo a dura prova sotto il peso delle nuove tecnologie e i politici devono decidere se le leggi sulla proprietà intellettuale riguardano principalmente l’efficienza economica o l’incoraggiamento e la ricompensa della creatività umana. Le decisioni prese oggi daranno forma non solo al panorama giuridico ma anche al futuro dell’espressione artistica e alla sostenibilità economica del lavoro creativo.